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Il mito di empowerment femminile

Oggi vogliamo condividere un articolo del NYT (disponibile nella versione inglese e spagnola) che muove una critica all’impoverimento e alla manipolazione del concetto di “empowerment”.

Secondo l’autrice, Rafia Zakaria, in Occidente stiamo assistendo a un fenomeno per il quale la parola “empowerment” è diventata un’espressione di moda tra coloro che lavorano nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, perdendo il suo aspetto più rilevante, ovvero quello della mobilitazione politica. Al suo posto è rimasta una definizione svuotata di senso, che non pone l’adeguata attenzione alle problematiche più profonde e significative riguardo l’uguaglianza di genere.
Parlare di empowerment femminile significava in origine parlare della necessità di trasformare la subordinazione di genere e di eliminare altre strutture di oppressione. Se è questo il significato che vogliamo tornare ad attribuire al concetto di empowerment nello scenario globale, è necessario sradicare la diffusa tendenza a una costante vittimizzazione della “donna non occidentale”, troppo spesso ridotta a mera rappresentazione simbolica: la vittima di stupro, la vedova di guerra, la sposa bambina…
Il presente articolo ci invita a smettere di considerare “apolitici” gli obbiettivi e le agende di sviluppo.
Il concetto di empowerment femminile ha bisogno di un riscatto immediato e urgente attraverso la promozione di una sorellanza globale forte, grazie alla quale nessuna donna possa più essere relegata alla passività e al silenzio!

In uno dei nostri corsi presto in uscita, riguardo l’approccio femminista nel lavoro sociale, ci sarà spazio per riflettere sul concetto di “empowerment” e verranno affrontate insieme questa ed altre questioni rilevanti. Diteci cosa ne pensate e restate connesse/i!