Webinar: Violenza di genere e interventi sociali a partire dalle pratiche femministe marginalizzate

Sabato 18 gennaio 2020 abbiamo tenuto il nostro primo webinar in lingua italiana intitolato ‘Violenza di genere e interventi sociali a partire dalle pratiche femministe marginalizzate’.

Con questo incontro, volevamo aprire uno spazio online di riflessione collettiva sulle diverse possibilità di intervento rispetto alla violenza di genere nei nostri contesti di lavoro e attivismo, discutendo alcune testimonianze di attiviste femministe, in particolare provenienti da esperienze di femminismo comunitario.
Abbiamo condiviso con le partecipanti alcuni materiali propedeutici al dibattito, durante il quale abbiamo anche riflettuto su alcuni concetti chiave apportati dalla critica femminista per ripensare insieme le pratiche di lavoro sociale: tra questi, l’amore romantico, le molteplici forme di violenza strutturale e istituzionale e l’intersezionalità.

Femminismo comunitario

In apertura dell’incontro, abbiamo chiesto alle partecipanti di sottolineare gli aspetti che avevano trovato maggiormente interessanti tra quelli esposti nelle testimonianze proposte e come questi si connettano concretamente al loro lavoro e ai loro interventi. In base ai punti evidenziati, si è aperta una discussione sull’importanza di coinvolgere le famiglie e le comunità intere nei processi di empowerment ed essere presenti fisicamente e con continuità nelle comunità con cui si lavora, conoscere il contesto dall’interno, costruire relazioni di fiducia con le persone per costruire con loro processi dal basso realmente efficaci e trasformativi.
Rispetto alla testimonianza di Anna Várnai, attivista rom ungherese della quale abbiamo tradotto un’intervista, è emerso da più parti come spunto di riflessione quanto sia fondamentale non pensare di aver trovato un approccio nel lavoro comunitario che sia sempre valido indipendentemente dal contesto e dalle persone con le quali si lavora.

Violenza strutturale

Per quanto riguarda la violenza di genere, la discussione si è originata a partire dalla lettura dell’articolo ‘Quando l’amore è violento’ di Swati Kamble, ricercatrice Dalit che racconta la sua storia come sopravvissuta alla violenza domestica, e dalla testimonianza dell’attivista brasiliana Geandra Nobre, che vive e lavora nella favela della Maré a Rio de Janeiro.
Una delle partecipanti ha sottolineato come troppo spesso si parli ancora di violenza di genere a livello psicologico e individuale, ma non nella sua dimensione collettiva e istituzionale. Si è discusso di come la normalizzazione della violenza contro le donne spesso si nasconda sotto il velo del ‘mito dell’amore romantico‘, e di come le donne vengano responsabilizzate anche nel cercare soluzioni al problema, mentre si continua a proporre l’amore e la relazione di coppia come canale principale di realizzazione femminile.

Amore romantico

Dopo la lettura dell’articolo ‘Violenza di genere e amore romantico’, di Coral Herrera Gómez, pubblicato dalla rivista web spagnola Pikara Magazine, si sono discussi collettivamente i miti tradizionali legati al genere, soprattutto nell’ambito dell’educazione per l’infanzia e l’adolescenza.

A fine incontro abbiamo avuto modo di condividere idee e strumenti utili che utilizziamo nelle nostre pratiche quotidiane: dinamiche di gioco, teatrali, artistiche e strumenti utili a creare contesti d’espressione protetti che permettano a tutt* di partecipare attivamente ai processi.
Il webinar si è sciolto con domande aperte sulle quali continuare a interrogarci collettivamente e lo scambio di suggerimenti di letture  sugli argomenti trattati.

Ringraziamo le partecipanti per le esperienze che hanno condiviso tra di loro e con noi e per gli interessanti spunti di riflessione!

Vi proponiamo alcune delle testimonianze discusse durante il webinar anche in lingua originale:

Swati Kamble, When Love is Brutal: Personal Narrative of Surviving Domestic Abuse
Coral Herrera Gómez, La violencia de género y el amor romántico

 

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Esperienza all’estero

Offriamo un servizio di consulenza per chi vuole vivere un’esperienza di studio, tirocinio, volontariato all’estero. Riteniamo che partecipare ad una di queste attività in un Paese straniero sia importante per lo sviluppo di una coscienza critica, l’arricchimento del proprio bagaglio culturale ed esperienziale e per maturare un approccio curioso e aperto alle complesse dinamiche della società contemporanea.
Sulla base del vostro profilo, delle vostre capacità e passioni, dei vostri obbiettivi professionali, vi forniremo informazioni sulle diverse possibilità di mobilità a cui potete accedere e vi indirizzeremo verso i percorsi disponibili e più adatti alle vostre ambizioni ed esperienze.
Inoltre, se deciderete di prendere parte a uno di questi progetti, vi offrireremo una guida personalizzata e tutti i consigli tecnici per migliorare la vostra candidatura (come completare al meglio un’application, come scrivere lettere di presentazione e motivazionali, come arricchire un curriculum…). I servizi offerti sono personalizzati in base alle vostre richieste!

Per avere ulteriori informazioni rispetto a questo servizio, potete iscrivervi tramite il formulario:

 

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Il mito di empowerment femminile

Oggi vogliamo condividere un articolo del NYT (disponibile nella versione inglese e spagnola) che muove una critica all’impoverimento e alla manipolazione del concetto di “empowerment”.

Secondo l’autrice, Rafia Zakaria, in Occidente stiamo assistendo a un fenomeno per il quale la parola “empowerment” è diventata un’espressione di moda tra coloro che lavorano nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, perdendo il suo aspetto più rilevante, ovvero quello della mobilitazione politica. Al suo posto è rimasta una definizione svuotata di senso, che non pone l’adeguata attenzione alle problematiche più profonde e significative riguardo l’uguaglianza di genere.
Parlare di empowerment femminile significava in origine parlare della necessità di trasformare la subordinazione di genere e di eliminare altre strutture di oppressione. Se è questo il significato che vogliamo tornare ad attribuire al concetto di empowerment nello scenario globale, è necessario sradicare la diffusa tendenza a una costante vittimizzazione della “donna non occidentale”, troppo spesso ridotta a mera rappresentazione simbolica: la vittima di stupro, la vedova di guerra, la sposa bambina…
Il presente articolo ci invita a smettere di considerare “apolitici” gli obbiettivi e le agende di sviluppo.
Il concetto di empowerment femminile ha bisogno di un riscatto immediato e urgente attraverso la promozione di una sorellanza globale forte, grazie alla quale nessuna donna possa più essere relegata alla passività e al silenzio!

In uno dei nostri corsi presto in uscita, riguardo l’approccio femminista nel lavoro sociale, ci sarà spazio per riflettere sul concetto di “empowerment” e verranno affrontate insieme questa ed altre questioni rilevanti. Diteci cosa ne pensate e restate connesse/i!