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Taller de convivencia (descargar pdf)

Kitti Baracsi, Daniela Adarve, Marta Ruffa

El taller de convivencia se basa en dos principios fundamentales según nuestra visión:

En primer lugar, creemos que es necesario crear relaciones de horizontalidad como base para empezar a trabajar sobre las emociones y los conflictos. Es un proceso largo que se puede poner en marcha introduciendo herramientas que por un lado aseguran una participación más equilibrada y transparente y por otro responsabilizan al alumnado en la coordinación de los debates. 

Creemos importante promover otras formas de aprendizaje, partiendo de la base de que el conocimiento también se adquiere desde el cuerpo y la emoción, como canalizadores fundamentales dentro del mismo. Por lo tanto, a través de actividades lúdicas potenciamos tanto la expresión y reflexión sobre las emociones, como la creatividad en la transformación positiva de los conflictos.

Durante los talleres trabajamos desde la perspectiva de género que nos permite reflexionar sobre las dinámicas de poder y los roles de género establecidos dentro de la clase, por lo tanto introducir cambios en esas dinámicas, sobre todo a través de las herramientas de participación ya mencionadas.

Il futuro: in nessun luogo? Storie di ragazze rom dalle periferie napoletane 

Kitti Baracsi 

Estratto di un capitolo pubblicato nel libro “Gender and Migration. A Gender-Sensitive Approach to Migration Dynamics.” Tradotto da Marta Ruffa

“Il numero di progetti diretti alle donne rom, sia quelli finanziati da privati che dall’Unione Europea, è cresciuto negli ultimi anni sia a livello nazionale che internazionale, e generalmente tali progetti sembrano basarsi su un approccio incentrato sui diritti delle donne o sull’emancipazione. Nei contesti concreti in cui lavoro, però, tutto questo nella pratica crea spesso un circolo vizioso: le problematiche legate al tema della scolarizzazione e della salute vengono delegate interamente alle donne, dal momento che queste rappresentano “le chiavi di accesso alla comunità”, il che di contro spesso rinforza le divisioni tradizionali dei ruoli e aumenta il loro fardello, anche in termini di soddisfazione delle aspettative di maestre e assistenti sociali, tra gli altri attori. Questa femminilizzazione dell’etnicità nei progetti a livello locale rispecchia i discorsi politici ad alto livello sui quali Kóczé scrive: “il Concilio d’Europa ha trattato le questioni della minoranza e della differenza solo come collegate a cultura e tradizioni. La carenza di questa concettualizzazione è che non enfatizza né le cause di disuguaglianza profondamente radicate né la struttura sociale. Le donne rom vengono viste come “mediatrici” tra la loro comunità e la società. Questa visione costringe le donne al ruolo di genere delle “mantenitrici di pace”, coloro che devono puntare alla riconciliazione, anziché alla giustizia.” (Kóczé, 2009: 54)  […]

Possiamo vedere chiaramente come la vulnerabilità delle ragazze venga rafforzata dalla lente culturale delle istituzioni che, allo stesso tempo, sembrano abbandonarle. Definendole prima di tutto come rom, si finisce per incrementare processi che contribuiscono ulteriormente all’esclusione. Molte delle problematiche descritte in questo capitolo avrebbero trovato una migliore soluzione se i rom non venissero trattati come un gruppo ‘culturale’ speciale all’interno del contesto politico migratorio, perché verrebbe attribuita maggiore attenzione alla situazione reale che affrontano sul piano legale, in termini di razzismo e di disuguaglianze strutturali. Di conseguenza, gli interventi che mirano all’empowerment di donne e ragazze rom e a sfidare il patriarcato all’interno di queste comunità dovrebbero sempre porre attenzione al contesto più amplio e focalizzarsi sullo status legale, così come sull’accesso ai servizi e al mercato del lavoro. Altrimenti si corre il rischio di aggravare ulteriormente il loro fardello e le loro responsabilità senza influire su alcuna delle circostanze di cui le attuali politiche in merito alla migrazione rom sono largamente responsabili.”

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